Queste le parole di Giuliano, il mio amico, che invita alla lettura e alla visione di libri e film che trattano l'argomento dei "senza fissa dimora".
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SULLA STRADA
Clochards, hobos e barboni sono termini diversi per indicare il medesimo fenomeno ovvero l’esistenza raminga raccontata molto bene, perché vissuta sulla propria pelle, dallo scrittore americano Jack Kerouac (1922/1969) nel suo libro-diario “On the road”. Al di là delle grandi migrazioni dovute a carestie, guerre, crisi politiche od economiche delle nazioni (dall’esodo biblico alle deportazioni di massa), la figura del vagabondo solitario per scelta o per necessità nel terzo millennio sta diventando un fenomeno diffuso forse per la naturale selezione imposta dalla società ricca, forse per reazione alle coercizioni che il gruppo esercita sull’individuo. Nelle grandi stazioni ferroviarie, sotto i viadotti o nei casermoni pericolanti della periferia delle nostre città, presso i vari enti assistenziali che offrono un pasto caldo, si aggira un’umanità abbandonata e senza speranza o magari con dentro il sogno non realizzato dell’uomo qualunque. Il clochard moderno ha probabilmente perduto le caratteristiche romantiche del passato; oggi delinquenza e droga girano intorno agli individui che hanno scelto, o sono stati costretti a scegliere, la strada come compagna di vita. La musica e la poesia che erano diventate il vessillo di alcuni girovaghi part-time diventati poi famosi, sono state soppiantate dalle leggi della jungla delle aree metropolitane. Film e libri contengono l’odissea giornaliera della sopravvivenza e l’ideale utopico di tutti coloro che non hanno fissa dimora, che si proteggono dal freddo con giornali e cartoni, che fanno la fila per il caritatevole pezzo di pane. Chi vive ai margini di tutto quanto oggi sembra importante, spesso sollecita il proprio sforzo psico-fisico fino agli estremi dell’inevitabile notizia di cronaca ‘ucciso dal freddo su una panchina del parco comunale’.
Cinema e letteratura si sono occupati di questo fenomeno, accentuatosi con l’apertura delle frontiere ed il rovesciamento dei rapporti societari, analizzando personaggi e situazioni nei loro aspetti più crudeli.
= “Easy Rider (di e con Dennis Hopper, 1969). Tipico film ‘di strada’ sulla contestazione giovanile degli hippies e della beat generation: droghe e musica pop a cavallo di choppers (le grandi moto dell’epoca) lungo le strade senza fine dell’America anni Sessanta.
= “Furore” (regia di John Ford, 1940). Tratto dal romanzo di John Steinbeck. Intorno alla crisi di una famiglia americana di agricoltori costretti a cercare fortuna altrove, gira il microcosmo di persone miserabili che si aggrappano alla strada per non scomparire nel polverone di una società impietosa.
= “America 1929 - Sterminateli senza pietà” (regia di Martin Scorsese, 1972). Tratto dagli scritti nei quali l’autrice Boxcar Bertha Thompson (sorella della strada) racconta la sua vita di emarginata tra repressioni, prostitute e barboni.
= “L’imperatore del Nord” (regia di Robert Aldrich, 1973). Il treno merci come mezzo di locomozione fuorilegge, gli spazi come scelta di libertà. La lotta tra l’istituzione e l’individuo è espressa da due personaggi contrapposti, ognuno simbolo del proprio status.
= “Questa terra è la mia terra” (regia di Hal Ashby, 1976). Uno spaccato della vita dello statunitense Woodie Guthrie (1912/1967, basato sulla sua autobiografia. Cantore della miseria e della fame, girò gli States offrendo voce e musica come consolazione perché nel 1935 la povertà lo portò sulla strada a condividere la sorte dei molti colpiti dalla crisi economica.
= “La leggenda del santo bevitore” (regia di Ermanno Olmi, 1988). Tratto dal racconto di Joseph Roth il film racconta la storia di un barbone che vive e muore con l’unico intento di saldare un debito che può ritenersi metafora del dare e dell’avere della vita.
= “On the road” (1957) è il libro scaturito dalle esperienze dirette di Jack Kerouac che definì gli hobos: ‘hanno due orologi che non si possono comprare da Tiffany; su un polso ha il sole, sull’altro la luna e ambedue i cinturini sono fatti di cielo’.
= “Fame” (1890) è l’autobiografia del norvegese Knut Hamsun (1859/1952). Di origini contadine, Hamsun narra racconta il suo rapporto con la fatica di vivere esaltando il sogno ed il mistero.
= “La strada” (1907) dello scrittore statunitense Jack (John Griffith) London (1876/1916), prolifico autore di successo, diventato precocemente adulto con mestieri duri e talvolta ai margini della legalità. Morì suicida distrutto dall’alcol.
= “Furore” di John Steinbeck (1902/1968). È il romanzo più famoso dello scrittore americano (in originale ‘The grapes of wrath’ del 1939).
= “Taccuino di un vecchio sporcaccione” dello scrittore nichilista Charles Bukowski , nato in Germania nel 1920: al sogno americano oppone il grottesco elogio del sesso, dell’alcol e dell’eccesso raccontando con un linguaggio aggressivo la disumana violenza delle metropoli.