ARTICOLO VENTUNO,
il legal-thriller dell' Avv. Luca Bosio
Un avvocato e il mistero di una bimba scomparsa nel nulla.
Tutto cominciò quando l’avvocato Luca Savio si convinse di avere trovato, per pura casualità, un indizio per risolvere il mistero.
Solo un folle poteva convincersi che quell’indizio avrebbe potuto significare qualcosa. Ma talvolta l’istinto riesce ad arrampicarsi e vedere oltre il muro della ragione.
Fu così che Savio, en passant, cominciò a “guardarsi intorno” e a “fare domande” nella speranza di trovare qualche riscontro per i suoi sospetti mentre i suoi più cari amici e colleghi continuavano a dargli del pazzo…
“Appena uscì dal Palazzo di Giustizia, Savio accese una Gauloise Blu e si accomodò a un tavolino all’aperto del bar di fianco al Tribunale. Tirò una profonda boccata di sigaretta e recuperò dalla sedia a fianco un giornale ancora intonso abbandonato da un avventore distratto.
In prima pagina era pubblicata la fotografia di una bimba di otto anni con le treccine e due immensi occhi castano scuro, al contempo dolci e tristi. Si trattava di una bambina scomparsa da un paio di giorni dalle parti di Pistoia. Di lei si era persa ogni traccia dopo l’uscita dalla scuola.
La madre sarebbe dovuta passare a prenderla, come al solito, alle 13,15. Quel maledetto giorno il passaggio a livello la fece arrivare con cinque minuti di ritardo.
Troppo tardi.
Alessia non c’era più ad attenderla e nessuno l’aveva vista nelle vicinanze della scuola.
Sparita nel nulla.
Savio si lasciava spesso coinvolgere emotivamente da storie come quella di Alessia, forse perché quando vedeva soffrire un bambino pensava immediatamente alla sua Valentina e a cosa avrebbe fatto se qualcuno se la fosse presa con lei.
Nessuna pietà: nuova formulazione dell’articolo 21 del Codice Penale.
Quel martedì mattina era stranamente soleggiato nonostante fosse il mese di novembre e le provvidenziali lenti fotosensibili degli occhiali da vista di Savio cominciarono ad oscurarsi a dovere.
In quel momento fu colto da una strana sensazione.
“Quella bimba l’ho già vista da qualche parte”, pensò.
Ma come spesso accade quando si è in preda a sensazioni di quel genere, non riusciva a realizzare se si trattasse di mera suggestione o se effettivamente l’avesse vista in precedenza…”
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Prefazione di Massimiliano Castellani In questo mondo folle in cui è diventato utile (a volte necessario) anche diffidare del vicino di casa, per fortuna che c’è ancora qualcosa e qualcuno: Savio.
Luca Bosio non poteva scegliere di meglio che celarsi dietro la “toga alter-ego” dell’avvocato Savio. Una storia a tratti amara la sua, resa meno agra da quelle spruzzate dolci e nostalgiche degli aperitivi di una Milano da bere che ormai vive solo nella sua memoria e in quella del Ghibli, l’amico di una vita.
Due destini per certi versi imprigionati nelle atmosfere ancora civili (nonostante fosse l’inizio dello sfascio) degli anni ’80, quelli che frettolosamente qualcuno ha marchiato come gli “anni vuoti”. Di vuoti probabilmente ci sono stati solo le tante bottiglie scolate in quella Galleria sbevazzante in cui comunque si avvertiva un vento che spirava energie potenti, spesso positive, fino a Sud. A volte spirava anche quel senso di eternità apparente che ci ha permesso comunque di proiettarci, con un ultimo faticoso slancio, in questo futuro a vita bassa, che va un po’ stretto a tutti quanti, e non è questione di passanti o di sovrappeso generale. Di pesante qui c’è un titolo che richiama alla pena di morte, “abolita nel ‘44” sottolinea l’autore che in materia non intende riaprire il dibattito, ma resta sul piano della boutade e l’espressione vale quanto un rimando cinematografico.
La generazione del Ghibli e dell’avvocato Savio (la mia) si è divertita anche nella noia di serate di provincia passate a rivedere alla tele (meglio quando era al cinema) per la decima volta un film di Alberto Sordi, tutta la serie delle vacanze natalizie ed estive dei Vanzina, per sbarcare col Mediterraneo di Salvatores. Quella leggerezza di fondo che aiutava comunque a sopravvivere, con gli anni si è fatta superficialità criminosa. E anche la dinamica del rapimento della giovane Alessia in questa storia è tipico di una società cupa, malata, che vive costantemente con il senso di paura in uno stato sempre meno di diritto e regolato da istinti animaleschi.
Questo racconto lungo ci mette una volta di più in guardia sul pericolo costante che corriamo tutti quanti, ma anche sulla necessità di ripristinare una logica più umana per mettere ordine ai troppi casi irrisolti in cui tutti si proclamano innocenti anche quando vengono colti con l’ascia insanguinata in mano.
L’avvocato Savio non è uno dei tanti supereroi fabbricati in serie ogni giorno e pronti per l’ospitata televisiva dei mortali a porta a porta, è il ragazzo di ieri che ha ucciso la noia con tante sane serate passate tra amici, con sacrificio ha studiato per arrivare ad aprirsi uno studio con il suo socio Sanvito e in un mondo fasullo e corrotto crede ancora nella giustizia e nella possibilità di mettersi al servizio degli altri, soprattutto quando questo può servire a rendere più felice il prossimo e addirittura a salvargli la vita.
Un avvocato così è l’uomo che sogna ogni donna, è l’amico ideale con cui condividere altre avventure fuori e dentro alla pagina, anche perché quando il gioco e il destino si fanno troppo duri, con una risata ci seppellirà, ricordandoci che “la parcella è un po’ alta, ma il pagamento si può fare dilaniato”.
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Luca Bosio è un mio amico conosciuto su Facebook. Persona brillante, simpatica e molto disponibile. Ho acquistato il suo libro e appena possibile comincerò a leggerlo. Molti giudizi positivi a riguardo quindi chi vuole può acquistarlo qui
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=352751[img][/img]
Buona Lettura
Cyr